Street | Art | Dreams |

Passione, street art e il sogno americano di Mr. Brainwash.

03/11/2013

Thierry Guetta arriva a Los Angeles nel 1982 quando ha 15 anni, la madre morta da poco e il padre decide di cambiare la loro vita tornado in U.S.A e forse proprio gli States hanno iniziato a fargli il lavaggio del cervello.

Cresciuto a Garges-la-Gonesse, nella periferia di Parigi, in un condominio abitato da 100 famiglie e circondato da altri condomini uguali inizia a ambientarsi con la street life, conoscendo persone di ogni razza, religione, estrazione sociale.

Arrivato a L.A le sue frequentazioni rimangono circoscritte ad una serie di anziani signori che seguiva ovunque cercando di farsi raccontare storie di vita vissuta.

Alla morte del padre ha 18 anni e rinuncia agli studi gettandosi a capofitto in vari lavori tutti più o meno legati alla sua sfrenata passione per l'arte, i colori e la creatività, vedendo L.A come un museo a cielo aperto dove tutto è iconico.

Ispirato da questa grande metropoli inizia a dipingere enormi quadri che hanno come soggetti miti della cultura americana da Tarzan a Superman.

Attualmente gli anni trascorsi negli states si aggirano attorno alla trentina e in questi anni dopo aver sperimentato numerosi lavori, aver aperto un negozio di abiti Vintage, aver collaborato con la Warner Bros scopre parte della sua vera passione grazie alla moglie che gli regala una videocamera per filmare la nascita del loro primogenito.

Da quel lieto evento son passati 12 anni e altri due figli ma la videocamera è sempre insieme a lui.

Filmare diventa un'ossessione, non riesce a fare a meno di filmare la vita e immortalarla per sempre.

L'evoluzione arriva quando va a trovare un suo cugino in Francia, un graffitaro conosciuto come SpaceInvaders che cercava di ricreare mosaici simili a quelli dei videogame per tappezzare i muri delle più svariate città; interessato dal progetto decide di seguire il cugino con la sua videocamera, essendo la provocazione lo scopo principale, si spingono nei posti più improbabili e vengono entrambi arrestati più volte.

Nel suo percorso conosce numerosi esponenti di spicco della street art vista come propaganda socio-politica culturale e a questo punto nasce MR. BRAINWASH.

Seppur girando L.A per tappezzare ogni muro con il suo stencil continua a filmare e a conoscere altri artisti di spicco, finchè un giorno, per puro caso, incontra Banksy,il famoso artista inglese di cui nessuno conosce il volto e nasce così “Exit throught the gift shop”, documentario presentato al Sundance Festival 2010 in cui Banksy stesso, in versione regista-produttore, presenta l'esperienza di Mr. Brainwash nel mondo della street art.

E' ancora Banksy che spinge Mr.BRAINWASH fare il suo primo solo show, “Life is Beautiful” in un edificio abbandonato della Cbs.

Per organizzare questa mostra investe tutto ciò che aveva messo insieme fino ad allora, rischiando tutto.

L'edificio era stracolmo di oggetti di qualsiasi genere e per svuotarlo servivano 140.000$ così per ovviare la spesa mette un annuncio su Craiglist; il giorno dopo si ritrova una schiera di camion disposti a portar via tutto gratuitamente.

Nei mesi successivi riempie l'edificio con 200 opere tra stampe, poster, dipinti, sculture con chiari riferimenti ad artisti come Duchamp con un urinale coperto diadesivi,Warhol con la revisitazione di miti americani e Claes Oldenburg con l'intallazione di un Happy Meal alto 4 metri.

Tra queste opere non manca l'omaggio all'ambiente circostante con più di 10.000 scarpe tinte di verde e appese agli alberi del cortile e due macchine della polizia rivedute e corrette dai taggers di Venice Beach.

Life is Beautiful era il titolo e il successo arrivato con quella trovata lo ribadisce, gente impazzita in coda per ore pur di accaparrarsi una qualsiasi opera di MR.BRAINWASH, da allora è stato un susseguirsi di lavori su commissione per celebri collezionisti, aste d'arte, esibizioni in gallerie di mezzo mondo, la celebre collaborazione con Madonna e altre due mostre sold out; una a New York (Icons) e una all'Art Basel di Miami (UnderConstruction) entrambe in edifici giganteschi zeppi di nuove opere neo-pop.

Sembra la classica storia da film eppure è realtà; a quanto pare il famoso “sogno americano” è qualcosa di reale e qualcosa in cui sperare...

Sperando di avervi fatto passare qualche interessante minuto vi auguro di realizzare il vostro SOGNO sia esso americano e non. ;)


Tiziano Demuro