Peace, love and... arigatò

Ispirazioni asiatiche e leggerezze estive.

21/07/2015

Estate è: caldo afoso, spiagge affollate, servizi di Studio Aperto con relativi vecchietti nei pressi di fontane, ma soprattutto il momentaneo addio alla pelle bianca-catarinfrangente e ai jeans lunghi.
Appurato quindi di aver acquisito quello strato di abbronzatura utile a non abbagliare gli altri passanti, mi son sentita finalmente pronta per uscire di casa con un paio di shorts, una canotta, dei sandali rosa salmone con tacco ma ultra comodi e, per finire, un Kimono floreale, must di stagione, ottimo per conferire quel tocco di originalità a capi oltremodo banali e, non meno importante, per camuffare un pò quelle rotondità che mi appartengono dalla nascita.

Kimono (ki- da "kiru": vestire e -mono: cosa) significa letteralmente "cosa da indossare" e quindi abito. E' un indumento tradizionale giapponese in seta a forma di T, dalle linee dritte, che arriva fino alle caviglie, con colletto e maniche lunghe e ampie. Viene realizzato usando un singolo rotolo di stoffa detto "tan", largo 35cm e lungo 11m e generalmente abbinato ai sandali "geta" e "zori" (simili a infradito) e a dei calzini che dividono l'alluce dalle altre dita, chiamati "tabi". Può essere decorato con motivi singoli o ripetuti, ottenuti con diverse tecniche, tra cui lo yuzen (tintura prodotta con una pasta di riso), lo shibori e lo stencil.
La storia e lo sviluppo del kimono vennero pesantemente influenzati dall'abbigliamento tradizionale cinese del popolo Han, chiamato Hanfu, grazie alle ambasciate giapponesi presenti in Cina nel IV secolo. Divenne popolare in terra nipponica nell'VII secolo e durante il periodo Heian assunse sempre di più le sembianze di quello attuale con la differenza di una sorta di grembiule chiamato "mo" posto nella parte anteriore. Nel corso del periodo Muromachi, il "kosode" (antenato del kimono) considerato come parte della biancheria intima cominciò ad essere utilizzato senza la gonna-pantalone, "hakama", e fissato con una cintura apposita, "obi". Il periodo Edo vide l'allungarsi delle maniche, specialmente per quanto riguarda quelli indossati dalle donne nubili e la sopracitata cintura obi, divenne più larga e agganciata con vari tipi di nodi e allacciature. La sostanziale differenza tra quello maschile e quello femminile sta nel colore: spento nel primo, acceso nel secondo. Da allora la forma del kimono è rimasta immutata.
Ovviamente quelli che vediamo nei nostri negozi e nelle passerelle sono solo delle vaghe imitazioni ispirate ai tradizionali kimono giapponesi e mixate allo stile boho/hippie tipico degli anni '70.
Quindi: peace, love and.. arigatò!

Stefania Oggiano