OVER.is.BETTER

L'inverno finisce, l'estate è alle porte e la primavera è in mezzo a noi. Basta cappotti e vai di sweatshirt, ovviamente OVER.

13/04/2015

 

Facendo le corna, il freddo sembra essere un ricordo, e con lui anche i pesanti cappotti, sciarpe, guanti e chi più ne ha più ne metta. Possiamo appendere i giubbotti al chiodo, almeno fino al pomeriggio, e passeggiare tranquilli con una felpa. Se è over ancora meglio. Proprio della tendenza a “portare tutto largo” volevo parlarvi. A prima vista l’idea che “poverino si è preso una felpa enorme per nascondere una gobba da far invidia a Quasimodo” ci attraversa la mente più e più volte. A me per primo. Ma una volta che in quella felpa enorme ci entri non ti stanchi di portarla. Per tre motivi principali: stai comodo, hai caldo ed è pratica. Abbigliamento “da casa” che finalmente diventa glamour. Ovvio, sempre meglio non esagerare. Un pezzo va bene, una felpa, un maglione, un pantalone. Ma due cose insieme anche no, o si rischia di perdere qualsiasi mobilità degli arti senza avere nessuna consapevolezza del proprio corpo. Come in adolescenza. Il mio consiglio di oggi è: pantalone skinny magari nero o di jeans e felpa oversize monocromo per non dare troppo nell’occhio! Vedrete che protetti da due taglie in più la vita sarà più semplice. E nel caso vogliate scippare all’autogrill un Mars o un tubo di Pringles saprete dove nasconderli!

 

I primi capi che ora potremo definire oversize, si possono incontrare già nei ruggenti anni Venti, è il decennio più controverso e sperimentale: cappotti di nylon con bordi in pelliccia che cancellano la sensualità di un corpo femminile e cadono ampi sul corpo sono i primi esempi di sperimentazione over. Nei trenta è più architettonico, nei cinquanta è invece più cuture con cappe e mantelli, e infine nei sessanta si arriva al geometrico. Di quel rivoluzionario decennio possiamo considerare “abbondanti” completi giacca e pantalone, quasi da clown, che influenzano verso l’over il maschile dei Settanta, per esempio quelli di Sonia Rykiel. In particolare: il visionario abito gonfiabile, una specie di canotto rosso lacca, esperimento in tessuto plastico di Jean Charles de Castelbajac del ‘77. Ma il vero oversize boom arriva negli Ottanta durante le sfilate parigine. Rei Kawakubo di Comme des Garcons e Yohji Yamamoto in testa, i maestri della destrutturazione che invasero il fashion europeo nei primi anni del decennio. Nei Novanta l’oversize non è architettonicamente voluto, ma è la conseguenza del gusto grounge che tanto andava di moda: tutto è over, a ciascuno un paio di taglie in più per interpretare al meglio quel particolare street style. Quindi giacconi di lana su maxi gonne per lei e maxi felpe monocromo o con stampe su pantaloni a sigaretta per lui, giacche di velluto anticato che sembrano cappotti e t-shirt con le maniche arrotolate. Il consiglio dunque è: non buttare via niente, qualunque cosa anche quella che ora ci sembra più orribile, un domani verrà di certo reinterpretata, modificata e resa fashion. Speriamo solo non torni di moda il marsupio. Per quello non c’è proprio via di scampo. Carbonizzatelo.

 

 

Davide Careddu

 

Instagram: davidecare_