Andy Warhol da padre della Pop Art a padre della Digital Art

Scoperte quasi per caso 18 opere digitali di Andy Warhol.

01/02/2015

Chiunque conosce Andy Warhol e le sue opere serigrafiche; morto nell’87, quando i primi dispositivi elettronici iniziavano a fare timidamente capolino nel mondo.

Nessuno avrebbe mai immaginato che fosse anche il pionere della Digital art, fino a che Cory Arcangel, artista di Brooklyn, nel 2011 si imbatte in un video su Youtube che testimonia la presenza di Warhol alla presentazione del Commodore Amiga 1000 nel 1985 e scatta subito la scintilla.
 
Arcangel contatta l’Andy Warhol museum di Pittsburg e il Commodore Amiga che Warhol testava nell’85 era là con tutti i suoi componenti e diversi floppy disk. BINGO!
 
Il computer e i dischi sono stati fatti analizzare dal Computer Club della Carnegie Mellon University e dopo tre anni di accurato lavoro per salvare i dati dei floppy disc, sono state recuperati 18 immagini digitali di Andy Warhol tra cui 12 firmate.
Tra queste immagini che cambiano decisamente la storia dell’arte digitale, ci sono alcune rivisitazioni delle sue opere più famose tra cui: la Banana creata per i Velvet Underground, la Venere di Botticelli, Marilyn Monroe, la Campbell’s Soup e un suo autoritratto.
 
Queste opere, oltre ad essere le ultime del grande genio, sono anche la chiara dimostrazione che Andy Warhol era pronto e aperto ad abbracciare qualsiasi innovazione tecnologica che lo facesse continuare a sperimentare con la sua arte. Insomma il Commodore Amiga e l’intuizione di Arcangel aprono le porte ad una nuova nascita dell’arte digitale.
 
Le opere verranno esposte all’Andy Warhol Museum di Pittsburgh e il processo di analisi dei floppy sarà presentato come documentario il 10 maggio alla Carnegie Library di Pittsburg.
 
GOD SAVE ANDY AND THE DIGITAL ART! 
 
Tiziano Demuro